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PARCHI NAZIONALI

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parco Nazionale Gran sasso - M. Laga

Parco Nazionale del Gran Sasso Monti della Laga


fiore vetta centrale s. maria corno grande

«Hora descriverò e disegnero un Monte che è detto "Corno" il quale è il più alto che sia in Italia, et è posto nella provincia d’Abruzzo, ed era trenta du’anni che io desiderava di montarci sopra. Così andassimo d’aggosto l’anno 1573».

Così il capitano Francesco De Marchi in “Della Architettura Militare” racconta l’ascesa al Corno Grande insieme al cacciatore di “camozze” Francesco Di Domenico nell’agosto del 1573. Era nato l’alpinismo.

Un "Gigante di Pietra" (Adamoli, 2001?). Così appare con i suoi 2912m il Corno Grande, principale vetta di tutta la catena appenninica, a chi percorre il tratto di autostrada tra Teramo e L’Aquila. L’imponente massa di roccia calcarea e dolomica che oggi compone la catena montuosa del Gran Sasso è il frutto dell’innalzamento di giganteschi gradini di pietra che, 200 milioni di anni fa, si interponevano tra un mare profondo ed una barriera corallina. Questo innalzamento fu dovuto alle potenti forze di compressione che hanno originato quasi tutti gli Appennini.

Circa 5 milioni di anni fa, invece, si avviava una forza contraria, di distensione, che ha generato sconfinati altipiani, come lo spettacolare Campo Imperatore, ambientazione di Film come “Il nome della rosa” e "Lady Hawke".

Sul versante settentrionale del Corno Grande è situato il ghiacciaio più meridionale d’Europa e l’unico dell’Appennino. Il già citato Francesco De Marchi, nel 1573 , scrive del "Calderone" : «Vi è un vallone lungo un miglio e largo mezzo dove sta neve perpetua». Questo ghiacciaio che nel 1800 veniva descritto come molto voluminoso e caratterizzato da diversi crepacci e che da un lato arrivava fino ai 2893m (appena sotto la Vetta Centrale), ha subito e sta subendo, purtroppo, come tutti i ghiacciai europei, una fase di regresso.

Come altre montagne d’Abruzzo, anche il Gran Sasso, data la particolarità di ambienti che presenta, è custode di stupendi paesaggi, meravigliosi animali selvatici come il Camoscio d’Abruzzo (Rupicapra pyrenaica subsp. ornata), il Lupo (Canis lupis), l’Aquila reale (Aquila chrysaetos) , il Gracchio Alpino (Pyrrhocorax graculus), e stupendi e rari fiori d’ alta quota come la Stella alpina dell’Appennino (Leontopodium nivale), il Genepì appenninico (Artemisia umbelliformis subsp. eriantha), il Camedrio alpino (Dryas octopetala subsp. octopetala ), la Silene a cuscinetto (Silene acaulis subsp. bryoides), la Pulsatilla alpina (Pulsatilla alpina subsp. millefoliata), l’Androsace di Matilde (Anrosace mathildae) e l’Adonide ricurva (Adonis distorta).

La montagna del Gran Sasso ci racconta anche la storia della Transumanza. Questo viaggio di centinaia di chilometri dal Tavoliere delle Puglie all’Abruzzo (e viceversa!) era il percorso fatto da milioni di capi di bestiame ogni anno e per secoli.

Anche gli antichi borghi di Santo Stefano di Sessanio, Calascio e Castel del Monte rappresentano, oggi, la testimonianza di luoghi sviluppatisi, in epoche passate, grazie all’importanza dell’attività pastorale.